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Attenzione al 'fishing'!!!!!!
Gentile Lettore e Gentile Lettrice, 
Mi dicono che qualche delinquente sta utilizzando questo account per trasmettere a mio nome immagini hard e altre porcherie.
Fate attenzione, please, e- se del caso- comunicateci le vostre esperienze.
Vi ringrazio per la vostra attenzione.
Oscar Bartoli
Letter From Washington
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Il delinquente è lei che continua a fare spamming credendo di fornire contenuti interessanti laddove sono spazzatura.
ALESSANDRO NODARI
alessandro.nodari@gigroup.com;

Oscar: Gentile Mr. Nodari. Il problema della democrazia e' che ci sono individui come Lei, pronti all'offesa. Per fortuna la maggioranza dei nostri Lettori (e sono decine di migliaia) si distingue per comportamenti civili sia che condividano o meno quello che pubblichiamo nel blog

4 Marzo si vota in Svizzera dove il popolo e' veramente sovrano




In Svizzera il 4 Marzo si svolgeranno due votazioni per cambiare la Costituzione. Si tratta:

Di un “referendum obbligatorio” su un decreto approvato il 16 Giugno 2017 dalle due Camere riunite in assemblea. I due terzi dei soldi che oggi incassa la Confederazione (da qui in avanti la chiamo “lo Stato”, così è più chiaro) sono generati dall’IVA e da una “imposta federale diretta sui redditi”. Le entrate totali dello Stato Svizzero nel 2015 sono state 67,58 miliardi di franchi, di cui 43 generati da IVA e dalla imposta sui redditi delle imprese e delle persone fisiche. Il diritto dello Stato di incassare questi soldi è previsto nella Costituzione, ma non è eterno. C’è un limite temporale che i Cantoni e i cittadini Svizzeri rinnovano periodicamente. L’ultimo rinnovo (se non sbaglio era il nono) copriva il periodo dal 2007 al 2020. Dunque lo Stato Svizzero fino al 2020 ha il diritto di incassare questi quattrini, ma se tra pochi giorni i cittadini e i Cantoni non approveranno il nuovo prolungamento dell’attuale ordinamento finanziario , che è previsto fino al 2035 dal decreto oggetto del “referendum obbligatorio” del 4 marzo , lo Stato Svizzero dal 1 Gennaio 2021 non incasserà più né  l’IVA né  l’imposta federale sui redditi. Lo Stato perderebbe in questo modo circa il 63% delle sue entrate. Il decreto delle due camere sarà sicuramente approvato, ma io trovo fantastico che siano i cittadini a decidere quanti soldi dare allo Stato perchè svolga i compiti che gli enti territoriali (i Cantoni) gli delegano. Questo è importante: non dimentichiamo che in quel fortunato paese la sovranità non è dello Stato centrale ma è degli enti territoriali. Sono loro, i Cantoni, i titolari della sovranità. Non lo Stato ! E sono loro che decidono quali compiti delegare allo Stato, che in questo modo non è un “padreterno contro natura” come da noi, ma è al servizio degli enti territoriali e svolge i compiti che gli vengono delegati.

Di una “iniziativa popolare” per cambiare l’articolo 93 della Costituzione. Si tratta non solo di abolire il canone radiotelevisivo di 451 franchi che oggi si paga in Svizzera ma anche di modificare l’articolo 93 della Costituzione (“Radiotelevisione”) in modo che lo Stato non sovvenzioni alcuna emittente radiotelevisiva, non gestisca emittenti proprie e metta all’asta le concessioni. I giovani liberali che hanno raccolto le 100.000 firme necessarie per mettere in votazione questo cambiamento della Costituzione ritengono a) che oggi, grazie al canone, la SSR ( Società Svizzera di Radiotelevisione) goda di una posizione privilegiata e ostacoli le emittenti private, e che b) l’abolizione del canone consentirebbe una concorrenza più leale. Il canone di 451 franchi corrisponde a circa 390 euro, è senz’altro il più alto d’Europa, ed è necessario perchè si tratta di rispettare quattro lingue (Tedesco, Francese, Italiano e Romancio) e ben più di quattro differenti culture, storie e tradizioni. Il Governo e le due Camere del Parlamento raccomandano di respingere questa rivoluzionaria iniziativa popolare, ma il voto del Parlamento non è stato alla unanimità. Infatti il Consiglio Nazionale ha respinto l’iniziativa con 129 voti, contro 33 favorevoli e 32 astensioni, mentre il Consiglio degli Stati ovviamente ha decisamente respinto l’iniziativa dei giovani liberali con 41 voti contro 2 favorevoli e 1 astensione. Credo che questa iniziativa popolare il 4 Marzo sarà respinta , ma siamo abbastanza sul filo di lana. 




Giancarlo Pagliarini



Guido Colomba ci ha lasciati

Qui sotto trovate il BIO di Guido.
La notizia della sua dipartita nella sua villa dell'Olgiata ci ha colto nelle prime ore di una mattinata uggiosa per nebbia e pioggia qui a Washington.
Una cornice naturale che ha incastonato il ricordo, tanto doloroso, di Guido.
Superfluo dire che in queste circostanze si scatenano i minuetti delle condoglianze rituali dietro le quali molto spesso vi è poca empatia.
Per noi Guido era una persona speciale che ti faceva sentire migliore con la sua presenza culturale, l'energia dialettica che si acquietava quando era giusto non travalicare il rapporto vero di affetto e di amicizia.
Siamo stati onorati di averlo come nostro collaboratore di questo blog perché i suoi articoli erano degni di altissima considerazione tecnica.
Ci uniamo in un abbraccio congiunto con Manola ed i Figli.
Dire che Guido ci mancherà è dire poco.
Riposa in Pace carissimo Amico.
Oscar
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Guido Colomba,  economista e giornalista professionista del quotidiano della Capitale italiana Il Messaggero.  Laurea in Giurisprudenza all`Universita’ di Roma  Master in Economia Aziendale, ha diretto il Centro Internazionale di Analisi Finanziaria. Vincitore di borse di studio internazionali e’ stato allievo del prof. Kindleberger (Harvard, Economia internazionale, Salzburg).  Durante il primo anno negli Usa e` stato insignito di due cittadinanze onorarie a Cedar Rapids (Iowa) e Clarksville (Tennessee). Un suo dipinto ad olio (Brick house in winter time) e’ esposto alla City Hall di Cedar Rapids. Per molti anni e’ stato stretto collaboratore di famosi economisti italiani come Federico Caffe’, Paolo Sylos Labini,  Francesco Parrillo. Ha vinto il concorso pubblico di agente di cambio ed eletto nel board della Borsa Valori di Roma. Presidente nel 2001-2004 della Associazione di categoria Unionsim. E’ socio AIAF (Financial Analyst Association), fondatore di Assofinance, associazione dei consulenti finanziari indipendenti con sede a Milano. Nel giornalismo e’ stato inviato speciale, giornalista parlamentare, corrispondente a Mosca durante gli anni di Gorbaciov, ha intervistato molti dei personaggi piu’ famosi a livello mondiale.  Nominato consigliere nazionale dell`Ordine dei Giornalisti ha presieduto il convegno a Riva del Garda “Helsinki Pact e Liberta`di Informazione tra i paesi membri”. 

Docente di numerosi seminar post-graduate alla Universita’ Luiss e alla Universita’ Dante Alighieri di R.C.  Ha scritto numerosi testi su Finanza etica e  tutela del risparmiatore. Membro del Rotary International dal 1989 (Past president del Rotary Club Roma Cassia), socio del Canova Club (banca e finanza).  E’ direttore della agenzia stampa “The Financial Review”.



                                                                                      

Ogni giorno negli Stati Uniti 96 persone sono uccise per armi da fuoco.

By Editorial Board  of The Washington Post



IT WAS a stunning moment: The father of a 14-year-old girl killed in a mass shooting at her high school confronted a U.S. senator: “Look at me and tell me. Guns were the factor in the hunting of our kids in this school this week. And look at me and tell me you accept it and you will work with us to do something about guns.”

Those words from Fred Guttenberg at CNN’s town hall just seven days after his daughter Jaime (“the energy in the room ”) was one of 17 people murdered at a South Florida school were unnerving to Sen. Marco Rubio (R-Fla.), and we hope to other members of Congress. Finally they must recognize that there is a crisis of guns in this country, and that they have an urgent responsibility to do something about it.

We know. We have been here before: after 32 people were killed at Virginia Tech in 2007; after a U.S. congresswoman was grievously wounded and six people killed in 2011 in Tucson; after 28 people, most of them just 6 or 7 years old, were killed at Sandy Hook Elementary School in 2012. After nine people were killed at Emanuel African Methodist Episcopal Church in 2015. And, after 58 people were killed at a music festival in Las Vegas last year in what was the deadliest mass shooting in modern U.S. history.

This time, though, it seems there is a difference. Students who lived through the horror at Marjory Stoneman Douglas High School refuse to let the deaths of their friends and teachers — and the terror they felt hiding in closets and running from bullets — fade from memory, as has happened too often before. These wondrous young people have marshaled grief, fury and energy into a potent grass-roots movement. It may be — and we say this guardedly, still stung by the absence of action after Sandy Hook — a breakthrough moment.

The first step, as Mr. Guttenberg emphasized, must be to actually say what the problem is — and the problem clearly is guns. Yes, there are other issues at play, such as mental health and violence in our culture, and they too must be addressed. But troubled people and violent videos exist in other countries and yet only the United States is awash in gun deaths — from homicides, suicides, accidental shootings and the ever-increasing mass shootings.

Americans, according to Everytown for Gun Safety, are 25 times more likely to be murdered with a gun than people in other developed countries. On an average day, 96 people are killed with guns in the United States, and for every person killed two more are injured. In addition to the human toll, there are enormous financial costs in the form of medical bills, lower property values and higher taxes; some estimate the annual tab at upward of $100 billion. Behind those sobering facts is another statistic: Americans make up about 4.4 percent of the global population but own 42 percent of the world’s guns. To seriously confront gun violence — save lives and prevent injuries — there have to be fewer guns. We would start with banning the semiautomatic rifles that — along with large-capacity ammunition magazines — have become the weapon of choice of mass shooters wanting to kill as many people as possible in the shortest period of time. A radiologist who treated gunshot victims from Stoneman Douglas wrote in the Atlantic about the devastating effect of high-velocity bullets delivered by the AR-15. Internal organs were obliterated “with nothing left to repair” leaving the victims “with no fighting chance at life.” These weapons are for war, not civilians. Those who say they enjoy the sport of shooting them as target practice need to ask themselves if their hobby is really worth the lives lost and the fear that has been instilled in such simple customs as going to school, worshiping at church or watching a movie.

The ban on assault weapons that was in place in the United States from 1994 to 2004 helped reduce the frequency and lethality of mass shootings, according to analysis by The Post’s Christopher Ingraham. There were some limitations but, after the ban expired, mass shootings increased. Australia imposed sweeping gun control, including regulations for storing guns and requirements for gun registry, and started a buyback program in the wake of the 1996 Port Arthur massacre that killed 35 people. The result was that gun homicide rates and suicides plummeted. Reacting to a wave of gang shootings in the early 1990s, Connecticut started requiring people to get a purchasing license and pass a background check and a gun safety training course before buying a handgun. Killings fell.

We should be learning from that history and not wasting time on silly talk about arming teachers, walling off schools or fitting children’s backpacks with Kevlar shields. That there has been some acknowledgment — including by President Trump — of the need to raise the minimum age for some gun purchases and strengthen the background-check system is encouraging. But the modest improvements outlined in a bipartisan bill now before Congress don’t go far enough. The background checks should be universal, with no exceptions for gun shows or buying from a stranger on Craigslist. And the FBI needs to have more than three days to collect information and determine who is high risk. Just as there is the expectation of responsibility and accountability for people who drive cars, so there should be for people who own guns. That means requiring registration, training and insurance.

Other steps are needed. The Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives should be strengthened so it can do its job of regulating and tracing guns. Innovations should be encouraged that make weapons safer, such as improved gun triggers or smart guns. Laws should be amended to keep weapons out of the hands of domestic abusers. And research funding should be directed at determining what has worked in reducing gun violence.

Don’t be scared by the hysteria that the National Rifle Association is trying to drum up about the Second Amendment being shredded and the government coming after you. Be scared that Congress again will do nothing, and that another inalienable right — that to life and happiness — will be furth
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Caro Oscar, 
Nell'incontro tra il primo ministro australiano ed il presidente degli Stati Uniti e' risultata evidente la differenza della strada seguita tra i due paesi: l'Australia ha limitato la vendita delle armi e questo ha praticamente eliminato in venti anni i massacri del tipo di quelli che succedono periodicamente negli USA. Il nostro presidente segue la strada opposta: armare coloro che stanno piu' vicini alle potenziali vittime, come i maestri nelle scuole.
In questa maniera gli USA si mettono allo stesso livello di quei paesi ove le armi sono disponibili a tutti, come Iran, Iraq, Siria, Afganistan, Etiopia, Libia, etc. dove non sembra che il possesso generale di armi abbia contribuito a ridurre la violenza ed i massacri.
Paolo Vidoli

Florida Gov. Rick Scott on Friday rejected calls to arm teachers with guns to prevent school massacres. The stance breaks with a proposal put forth by the president after a gunman killed 17 people with an AR-15 at Marjory Stoneman Douglas High School in Parkland, Florida, last week.
Scott, a Republican, unveiled a plan to boost school security that would bar "violent or mentally ill" people from purchasing weapons, prohibit persons under the age of 21 from buying guns, and outlaw so-called bump stocks that make it possible for semi-automatic weapons to fire faster. Those policies are in contrast to positions taken by the NRA.

"I media liberali amano i massacri"


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Dana Loesch e' la portavoce della National Rifle Association che riunisce oltre quattro milioni di fanatici delle armi.

Dana Loesch ovviamente è un tipo grazioso, estremamente deciso nel suo modo di argomentare la difesa degli interessi della associazione della quale fa parte.
Ma ha destato scalpore la dichiarazione fatta durante i lavori della organizzazione che riunisce i conservatori degli Stati Uniti, CPAC.

Ha accusato i media.
"Ora io non dico che voi amate le tragedie. Ma io dico che voi amate gli ascolti. Per voi le madri bianche che piangono sono percentuali di ascolto d'oro."


La madre del ragazzo sopravvissuto al massacro ddel liceo in Florida che per primo è riuscito a bucare gli schermi televisivi accusando i politici di non fare il proprio dovere, ha dichiarato di avere ricevuto minacce di morte.

L'ipotesi che Donald Trump autorizzerà i docenti a portare armi certamente galvanizza i dirigenti della NRA.

Molti studenti di scuole del Texas intervistati dalla Cnn hanno dichiarato che apprezzano questa proposta del presidente.

Secondo la portavoce della NRA il limite di età per l'acquisto di armi semiautomatiche da guerra dovrebbe essere addirittura abbassato a 15 anni.

L'America è nelle mani dei fabbricanti di armi che fanno capo alla NRA.

Sono loro che fanno leva sulla diffusa cultura alla John Wayne che ignora e vuole ignorare qual è la situazione in altri paesi nei quali almeno il fenomeno delle uccisioni di massa nelle scuole e' estremamente limitato se non inesistente.

I media conservatori si sono distinti nella accusare i ragazzi sopravvissuti alla sparatoria in Parkland di avere interpretato a pagamento le opinioni liberali contro la diffusione delle armi, in particolare di quelle da guerra.

Come il lettore italiano può facilmente percepire, qui negli Stati Uniti si vive in una atmosfera di pesante polarizzazione che incrina i rapporti di convivenza amichevole, ma quel che e' peggio, non fa intravedere soluzioni positive a medio termine.

Oscar
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Bravo Oscar
leggo sempre con piacere i tuoi post. Riesci a descrivere bene l'America al netto del glam di come la percepiscono in Italia.
Vero, sono tempi bui in questo paese.
Liliana


Quattro sulla rampa di lancio

U.S. National Security Adviser H.R. McMaster talks at the Munich Security Conference in Munich, Germany, February 17, 2018.Reuters

Longstanding friction between U.S. President Donald Trump and two top aides, the National Security Adviser and the Chief of Staff, has grown to a point that either or both might quit soon, four senior administration officials said.

Both H.R. McMaster and John Kelly are military men considered by U.S. political observers as moderating influences on the president by imposing a routine on the White House. They have also convinced Trump of the importance of international alliances, particularly NATO, which he has criticized as not equally sharing its burdens with the United States.

However, all the officials were quick to add that the tensions could blow over, at least for now, as have previous episodes of discord between the president and other top officials who have fallen out of favor, including Secretary of State Rex Tillerson and Attorney General Jeff Sessions.
Asked about sources saying that either National Security Adviser McMaster or Chief of Staff Kelly, or both, might be leaving, White House spokesman Raj Shah on Thursday did not address the possibility. He said, "the president has full confidence in each member of the team." Press secretary Sarah Sanders said on Tuesday that Trump "still has confidence in General McMaster."

Neither Kelly nor McMaster responded to requests for comment on whether they would remain in the administration.

Trump swatted McMaster in a Twitter post after his comments at a European conference last weekend that he was certain Russia meddled in the 2016 U.S. election campaign, which Trump has been reluctant to acknowledge.

Kelly and McMaster have chafed at Trump's treatment of them in public and in private, which both at times have considered insulting, said all four officials, speaking on condition of anonymity.

The current and most potent irritant, they said, is Kelly's effort, supported by McMaster, to prevent administration officials who have been unable to obtain permanent high-level security clearances from having access to the government's most closely held secrets.

Under pressure to act last week, Kelly strengthened the security clearance process in response to a scandal involving Rob Porter, a former official accused of domestic abuse by two ex-wives. Staffers whose interim clearances have been pending since June would have them revoked on Friday.

That would bar Trump's son-in-law and adviser Jared Kushner from reading the president's daily intelligence brief, which often contains information on covert operations and intelligence collected from spy satellites, spies, and close U.S. allies.

"There have been running battles between Trump and his generals," said one of the officials, speaking on the condition of anonymity. Kelly is a retired Marine general and McMaster an Army lieutenant general.

"But the clearance business is personal, and if Trump sets special rules for family members, I'm not sure if Kelly and McMaster would salute," the official said.

White House officials were working to find a compromise that would allow Kushner to continue his work as a senior adviser to Trump, another source familiar with the situation said, also speaking on the condition of anonymity to discuss internal White House matters.

Under current law and regulation, the president has authority to grant any level of clearance to anyone he chooses, but officials wanted to avoid that option, this official said. There was no sense that Kushner would be leaving his job.

Kelly declined to comment on anybody's specific security clearance. He said in a statement that he had told Kushner days ago that he had "full confidence in his ability to continue performing his duties in his foreign policy portfolio."

Kelly said those duties include overseeing the Israeli-Palestinian peace effort and serving as an integral part of the U.S. relationship with Mexico.

McMaster's support for Kelly on the security clearance issue is only his latest difference with Trump. Officials in the Defense Department said there have been discussions about him returning to the Army, possibly as head of the Forces Command at Fort Bragg, in North Carolina. McMaster, 55, previously served as deputy commander there.

Although he has been supportive of Trump on many issues, including threatening North Korea with military action, McMaster has taken a harder stance on Russia than his boss.

After U.S. Special Counsel Robert Mueller charged 13 Russians, a Russian propaganda arm and two other firms on Feb. 16 with tampering in the election to boost Trump, McMaster said the evidence of Moscow's meddling was "incontrovertible."

Trump publicly chastised McMaster in a Twitter post, saying McMaster "forgot to say that the results of the 2016 election were not impacted by the Russians." (Reporting by John Walcott; Additional reporting by Steve Holland and Mark Hosenball; Editing by Mary Milliken and Grant McCool)