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"The Secret of Joy" 's theme song is online




The Secret of Joy Poster

Dear friends,

"The Secret of Joy" 's theme song is online, please check it out, let us know what you think, and, if possible share it on your social media. 


For those of you who might not be aware, The Secret of Joy is a project conceived to raise the awareness on the topic of pediatric cancer and raise funds for Frank Kalman's Kids' Cancer Research Foundation (www.endkidscancer.org). 

The short has so far won 18 awards at International Film Festivals.  

We hope you'll like it and we look forward to hearing from you soon

Warmest regards

Max & Fabiola L. Bartoli

Donald Trump on Not Paying Taxes: ‘That Makes Me Smart’

Elezioni Usa, Hillary Clinton vince il primo confronto tv

Questo e' il titolo di uno dei tanti articoli di commento al primo dibattito presidenziale.

Il pezzo e' stato pubblicato dal Wall Street Journal, prestigioso quotidiano economico-finanziario in perenne amicizia con i repubblicani.

Lo 'smart' di Trump corrisponde al nostro italico 'furbo'.

Trump si autocelebra come furbo perche' riesce a non pagare o pagare poco le tasse.

Al contrario di altri magnati dell'industria che come Bill Gates, Warren Buffet o Zuckemberg che destinano milioni e milioni di dollari in cause benefiche, che consentono loro di detrarre da quanto devono pagare di tasse, ma che, comunque aiutano la gente che non ha.

Ho seguito il dibattito tra Hillary e Donald apppena arrivato a Washington con sulle spalle le dieci ore del volo diretto piu' tutto il resto per andare all'aeroporto, lasciare l'auto a noleggio, passare gli infiniti controlli di security (meno male che ci sono) e  sopportare le urla di un neonato, iperattivo e di dimensioni gigantesche.

In tutta sincerita' questo primo dibattito, visto da un centinaio di milioni di spettatori in tutto il mondo, lo abbiamo trovato una noiosa ripetizione di luoghi comuni della reciproca campagna elettorale, gia' espressi in decine di altri scontri a distanza.

Ci ha convinto il body language di Hillary molto presidenziale se paragonata al trucido Trump, il quale gode purtroppo dell'apprezzamento di larga parte dell'America perche', come tanti, e' volgare, incolto, razzista, amante delle armi, donnaiolo, biscazziere e bancarottiere. 

E, per sua ammissione: Smart ovvero Furbo.

Come moltissimi miei amati connazionali italiani. 

E cosi' si giustifica il seguito che Donald ha anche in Italia. 
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Ma Trump ha mai non pagato le tasse che doveva pagare ? Mi sa di no, come mi sa che certamente avrà utilizzato la marea di "loop bolse" che esistono ! Colpevole di questo ? Direi di no perché il cittadino contribuente ha il dovere di essere informato !
Lorenzo Marchesini 
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Cosa dice (e non dice) Giorgio Napolitano su Europa, Matteo Renzi e Angela Merkel



 Stefano Cingolani

L’intervista di Giorgio Napolitano al Corriere della Sera è una vera e propria messa a punto della politica europea dell’Italia e si rivolge direttamente al governo, non solo per la tiratina d’orecchi a Matteo Renzi sulle sue intemperanze, per quanto comprensibili, al vertice di Bratislava. L’ex presidente della Repubblica dice, attribuendolo agli amici socialisti francesi, che si confrontano due visioni dell’Unione: quella intergovernativa prevalsa a Bratislava basata su continui compromessi tra governi che esprimono interessi sempre più divergenti, e quella federalista che spinge per nuovi e continui passi avanti verso una maggiore integrazione.
Delle tre istituzioni della Ue, il Consiglio, la Commissione e il Parlamento, il Consiglio rispecchia la visione intergovernativa, il Parlamento vorrebbe rispecchiare la seconda, ma non ha né il coraggio intellettuale né la forza di farlo, la Commissione si barcamena, anche se Napolitano apprezza i passi avanti che legge nel discorso di Juncker sullo stato (penoso) dell’Unione. Ebbene, e questo è il messaggio politico, l’ex presidente invita caldamente Renzi ad abbracciare la strategia dei passi avanti, con il piglio e il taglio degasperiano ricordato dal recente discorso di Mario Draghi il 13 settembre a Trento nel ricevere il premio De Gasperi. Ecco, l’invito e la proposta che Napolitano manda a Renzi, è di seguire le indicazioni di Draghi, senza farsi prendere da eroici quanto controproducenti furori.
Che cosa ha detto il presidente della Bce? Lo ricorda Napolitano: “Si tratta di “coniugare efficacia e legittimazione”, mettendo in comune “soltanto lo stretto indispensabile” (parole di De Gasperi) “per la realizzazione dei nostri obbiettivi più immediati”, ciò significa che ci si deve “concentrare sugli interventi che portano risultati tangibili e immediatamente riconoscibili” per recuperare fiducia tra i cittadini”.
Qui c’è un discorso sul metodo (“Si tratta di un’opera di tessitura, urgente e delicata, di cui l’Italia deve farsi protagonista piuttosto che lasciarsi tentare dal “fare da sola”) e sul merito: “Gli interventi necessari dell’Unione debbono “essere visibilmente connessi ai timori immediati dei cittadini”: tra i quali rientrano in particolare i settori dell’immigrazione, della sicurezza e della difesa”. Napolitano (così come implicitamente ha fatto Draghi) invita Renzi a mettersi al lavoro con proposte concrete, appoggiandosi su Juncker senza bacchettare gli altri capi di governo.
Questo europeismo pragmatico è un esempio di come si possa mettere insieme fedeltà ai principi e capacità di fare politica. Ma il presidente ha trascurato (e non è naturalmente un caso) la questione più spinosa, quella che davvero divide non solo le forze politiche italiane, ma anche lo stesso Partito democratico: il rapporto con Angela Merkel, variante concreta e immediata della più generale questione tedesca. De Gasperi riconosceva alla Germania la sua centralità nella costruzione europea. Gli italiani e lo stesso Renzi oggi sono restii a farlo. Il realismo di Napolitano invita a tornare sulla via maestra. Questo non vuol dire asservimento.
Prendiamo Draghi: in tutti questi anni ha battagliato con la Bundesbank, ha cercato e trovato il sostegno della Merkel alla quale ha anche espresso i suoi punti di vista spesso dissenzienti, ha parlato in numerose occasioni ai banchieri, agli industriali, ai parlamentari, agli studenti tedeschi esponendo le sue posizioni. Li ha convinti? Alcuni sì (la stessa Buba riconosce i vantaggi di una politica monetaria espansiva e si limita a un invito a non esagerare soprattutto con i tassi negativi), la maggior parte forse no. Ma ha seguito una posizione coerente, senza colpi di teatro e senza piegarsi. Jens Weidmann, il presidente della Bundesbank, ha ammesso anche recentemente di essere rimasto in minoranza, lo ha fatto con l’orgoglio di chi è convinto delle proprie posizioni e le difende, ma senza mai prendere cappello.
Una linea chiara, la tenacia e la forza intellettuale di difenderla, un confronto continuo. Se non si vuole “fare da soli”, come ammonisce Napolitano, è l’unico metodo corretto ed efficace. Il dissenso va fatto sentire, non può restare nelle segrete stanze (da questo punto di vista Renzi ha fatto bene ad alzare la voce a Bratislava), ma con una strategia politica in mente (e questa manca al governo italiano).
L’ultima notazione riguarda proprio la Merkel. Chi non condivide le sue posizioni e critica i suoi zig zag opportunistici, non può non riconoscere che la Cancelliera rappresenta una Germania non revanscista, ancorata all’alleanza occidentale e non è scontato tanto meno nella Germania odierna (come ricordava Thomas Mann, i tedeschi mostrano sempre una fascinazione nostalgica che li spinge a Oriente), ferma nei suoi valori liberal-democratici (lo ha dimostrato sull’accoglienza) e pragmatica abbastanza da non diventare schiava delle proprie convinzioni (anche questo non è così usuale nell’Europa luterana). Non esistono leader alternativi, anche se un quarto mandato sarebbe eccessivo per chi crede nell’alternanza; non lo sono i socialdemocratici sbandati e senza una linea chiara; non c’è nessuna figura nazionale nuova nella Cdu; tutto il resto è, direbbe Totò, “birra e salsicce”.